
Il Pulse-Echo è la modalità di base: un impulso parte, rimbalza sulla parete opposta e torna. Lo strumento cronometra il viaggio e lo converte in spessore. Tutto il resto è una variazione su questo tema.
- ✓ Misura del tempo di volo fra impulso emesso ed eco di fondo
- ✓ Conversione in spessore tramite la velocità di propagazione del materiale
- ✓ Accesso a un solo lato del pezzo
- ✓ Limite noto: un eventuale rivestimento viene conteggiato nella misura
Il trasduttore emette un breve impulso acustico che entra nel materiale attraverso il gel accoppiante. L’impulso attraversa la parete, incontra la superficie opposta, dove il materiale finisce e comincia l’aria, e viene riflesso quasi integralmente. L’eco torna al trasduttore, che lo converte in segnale elettrico.
Quello che lo strumento misura è dunque un tempo, non una lunghezza. Per trasformarlo in spessore occorre conoscere la velocità con cui l’ultrasuono si propaga in quel materiale: lo spessore è il prodotto della velocità per il tempo, diviso due, perché il percorso viene fatto due volte, all’andata e al ritorno.

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Da questa semplicità derivano sia il pregio sia il limite del metodo. Il pregio è che basta accedere a un solo lato del pezzo. Il limite è che l’impulso non distingue fra materiali diversi lungo il suo percorso: se sulla superficie c’è una verniciatura, l’impulso la attraversa e lo spessore letto comprende anche quella.
Che cosa serve perché la misura riesca
| Condizione | Perché è necessaria |
|---|---|
| Accoppiamento fra sonda e superficie | Senza gel l’aria interposta riflette quasi tutta l’energia |
| Velocità di propagazione corretta | Converte il tempo in spessore: un valore errato sfalsa ogni lettura |
| Superficie opposta riflettente | Serve un’eco di fondo riconoscibile dallo strumento |
| Facce ragionevolmente parallele | Un fondo inclinato rimanda l’eco fuori dall’asse della sonda |
| Materiale non troppo attenuante | L’eco deve tornare con ampiezza sufficiente a essere rilevata |
Quando il Pulse-Echo non basta

Il caso più frequente è la superficie verniciata. In Pulse-Echo la lettura comprende metallo e rivestimento, e su una struttura protetta con cicli spessi la differenza non è trascurabile. La risposta è la modalità Echo-Echo, che ignora lo strato applicato.
Il secondo caso è la superficie interna fortemente corrosa, dove il fondo non è più piano e riflette in direzioni diverse. Qui servono sonde a doppio cristallo e, quando la lettura appare instabile, la verifica sulla forma d’onda A-Scan.
Strumenti che impiegano questa modalità
| Strumento | Impiego tipico |
|---|---|
| Dakota ZX-1 | Misura Pulse-Echo a velocità fissa, senza formazione specialistica |
| Dakota ZX-3 | Pulse-Echo con guadagno regolabile per superfici difficili |
| Dakota CX2 | Entry level con materiali preimpostati |
| Trasduttori dual element | Sonde a doppio cristallo per superfici corrose |
Domande frequenti
Perché l’impulso percorre lo spessore due volte: una all’andata, fino alla superficie opposta, e una al ritorno verso il trasduttore. Il tempo misurato corrisponde quindi al doppio del percorso.
Sì. L’impulso attraversa il rivestimento e lo spessore letto comprende anche quello. Per misurare il solo metallo occorre la modalità Echo-Echo.
L’eco viene riflessa in una direzione diversa da quella di provenienza e può non tornare al trasduttore. Su superfici non parallele la misura diventa instabile o non riesce.
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