
Un punto di misura ha valore solo se qualcuno, fra tre anni, saprà ritrovarlo esattamente dov’era. La griglia è lo strumento che rende ripetibile quella posizione.
- ✓ Punti codificati che restano gli stessi in ogni campagna
- ✓ Matrice di righe e colonne che riproduce il componente
- ✓ Confronto immediato punto per punto fra ispezioni successive
- ✓ Copertura documentata anche dove lo spessore non è diminuito
Nel monitoraggio della corrosione l’oggetto dell’ispezione non è il componente nel suo insieme, ma un elenco di posizioni scelte in fase di pianificazione: i punti di misura codificati, indicati nella pratica corrente con la sigla CML, ovvero le posizioni identificate in modo stabile su cui si ripete la misura campagna dopo campagna. La scelta di quelle posizioni segue il comportamento atteso del componente: curve, saldature, zone basse dove ristagna il liquido, tratti soggetti a erosione.
Perché questa struttura sia utile deve rimanere identica nel tempo. Se alla campagna successiva i punti vengono ridefiniti, rinumerati o presi approssimativamente dove si trovavano, il confronto fra le due serie perde significato: una differenza di spessore diventa indistinguibile da uno spostamento della sonda. La ripetibilità della posizione è, in questo tipo di controllo, importante quanto l’accuratezza della lettura.

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La griglia è la forma che questa struttura assume sullo strumento. A differenza del batch sequenziale, che elenca le letture nell’ordine in cui vengono prese, la griglia le dispone in una matrice di righe e colonne che riproduce la disposizione reale dei punti sul componente. L’operatore vede sul display la posizione in cui si trova, e a fine campagna la matrice può essere letta come una mappa dello stato della parete.
Come si costruisce una griglia
| Elemento | Criterio |
|---|---|
| Scelta dei punti | Zone critiche del componente indicate dal piano di controllo |
| Codifica | Identificativo stabile, mantenuto in tutte le campagne successive |
| Passo della griglia | Fitto dove il degrado è localizzato, più largo dove è diffuso |
| Riferimento fisico | Marcatura sul componente che consenta di ritrovare la posizione |
| Ordine di percorrenza | Definito una volta e ripetuto, per rendere confrontabili le serie |
Dalla griglia alla mappa di spessore

Una griglia completata non è soltanto un elenco di numeri: è la rappresentazione della parete nei punti che sono stati controllati. Sul computer, il software di gestione dati organizza la matrice per progetto e ne restituisce statistiche e grafici, rendendo visibile dove lo spessore residuo è minore e come si distribuisce il degrado sulla superficie.
La densità dei punti dipende anche dalla velocità dello strumento. Con la modalità di scansione della serie CMX, che acquisisce fino a 250 letture al secondo, è possibile percorrere un’area cercando il minimo locale prima di registrare il valore del punto; sui modelli MX1-DL e MX2-DL la scansione lavora a 200 Hz, sullo ZX6-DL a 100 Hz.
Strumenti consigliati
| Modello | Impiego |
|---|---|
| Dakota CMX10-DL | Campagne estese di monitoraggio corrosione, scan a 250 letture/sec |
| Dakota CMX3-DL | Corrosione con A-Scan e archiviazione strutturata dei punti |
| Dakota MX2-DL | A-Scan e B-Scan con scansione a 200 Hz |
| DakMaster | Organizzazione delle griglie per progetto, statistiche e grafici |
Domande frequenti
Il batch sequenziale archivia le letture una dopo l’altra, nell’ordine di acquisizione. La griglia le dispone in una matrice di righe e colonne che riproduce la disposizione dei punti sul componente, e consente di leggere il risultato come una mappa.
Sì, ma conviene aggiungerli in coda mantenendo invariati i punti esistenti e la loro codifica. Rinumerare i punti già rilevati rende non confrontabili le campagne precedenti.
Dipende dal tipo di degrado atteso. Dove la perdita di spessore è localizzata serve un passo più fitto per non mancare il minimo; dove il degrado è diffuso e uniforme un passo più largo descrive già correttamente l’andamento.
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